Università, prosegue l’esodo dal Sud al Nord

Stando a quanto è emerso all’interno dell’ultima assemblea nazionale della Cgil conoscenza (Flc), la separazione tra gli atenei del Nord e quelli del Sud sarebbe sempre più profonda. All’evento è infatti stato reso noto come siano ormai più di 25 mila gli studenti meridionali che ogni anno vanno a immatricolarsi in atenei del Nord, andando a generare una serie di riflessi socio-economici quali – tra gli altri – il freno per lo sviluppo del Mezzogiorno, nella considerazione che nella maggior parte dei casi questi giovani non faranno ritorno al Sud.

Come emerso dal convegno, l’ultimo rapporto Svimez, associazione per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno, lo scorso novembre 2017 ha dichiarato come questo saldo migratorio sia in fase di ulteriore consolidamento. Estendendo il tema, e parlando solo di laureati, viene poi evidenziato come in quindici anni il Meridione d’Italia abbia visto salire verso il Settentrione 200.000 laureati (una piccola parte è in realtà andata anche all’estero) e trasferire risorse per trenta miliardi di euro. Un calcolo che Svimez ha effettuato sulla base del costo medio necessario per sostenere un percorso di istruzione elevata, e che riguarda dei giovani ragazzi che si sono inizialmente al Sud, per poi finalizzare gli studi, lavorare e – soprattutto – consumare al Nord.

Ancora, stando a quanto afferma il rapporto Bankitalia aggiornato alla fine del 2016 sulle “Economie regionali”, nell’anno accademico 2015-‘16 circa un quarto degli immatricolati residente nel Mezzogiorno si è iscritto in un ateneo del Centro Nord. Progressivamente, il dato è cresciuto anno dopo anno, tanto che in otto stagioni il numero è cresciuto del 7 per cento, e l’aliquota sale addirittura al 38 per cento se si considerano le iscrizioni al primo anno della laurea specialistica: dunque, ne consegue che una massa piuttosto rilevante di studenti universitari ha scelto di spostarsi negli atenei del Settentrione dopo aver conseguito una laurea triennale al Sud.

Per quanto poi concerne il trend a seconda delle varie facoltà, emerge come la mobilità verso il Centro-Nord sia più frequente nei corsi di Ingegneria industriale e civile, in Architettura, nelle discipline sanitarie e nelle Scienze sociali. Emerge anche come nel confronto con gli altri studenti, gli universitari migranti hanno generalmente crediti inferiori, voti di laurea più bassi, ma – di contro – un tasso di abbandono inferiore.

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