Università, docenti a contratto pagati 3 euro l’ora

Anche il mondo dell’università è da tempo in crisi. E per averne un’altra consapevolezza sia sufficiente leggere l’intervista riportata su TgCom24 a Maria Grazia Turri, docente di Linguaggi della comunicazione aziendale a Torino, che parla di una condizione legittima riferendosi a quanto è nel titolo del nostro post.

Pertanto, la docente fa una denuncia di tipo “strutturale“, evidenziando ciò che molti non sospettano: la professoressa insegna da più di 13 anni ma è pagata 3 euro netti all’ora, in una situazione che purtroppo non accenna a cambiare.

Peraltro, in un simile scenario le conseguenze peggiori di questo anomalo contratto stipulato con l’ateneo (e che la docente ha pubblicato sulla propria pagina Facebook) la pagano proprio gli studenti.

La docente ricorda infatti come molti professori respingano gli studenti tesisti per motivi di tempo, e che delle oltre 1.200 ore di lavoro, per legge ne vengono pagate solo 49. Nel suo computo la professoressa conteggia anche le ore dedicate alla preparazione delle lezioni, alla correzione dei compiti, alla lettura delle tesi, e ai ricevimenti con gli studenti.

Ma chi sono questi docenti a contratto?

Stando a quanto riporta ancora Turri, si tratta di una particolare figura professionale che è stata introdotta dalla legge Gelmini del 2010. Si tratta di insegnanti che sono stati “ideati” professionalmente per delle collaborazioni occasionali, e che vengono retribuiti tra i 25 e i 100 euro per ore didattiche svolge in aula.

Un problema – sottolinea la professoressa – che riguarderebbe tutte le università italiane, e nei confronti del quale c’è poco da fare, visto e considerato che è la legge che permette questo trattamento.

Dal canto loro, gli atenei sono ben lieti di utilizzare questo strumento, visto e considerato che in un clima di ristrettezze finanziarie permette di contenere i propri costi.

Se infatti un docente ordinario costa in media 110 mila euro lordi l’anno, un professore a contratto ne costa 4 mila euro. Insomma, sebbene i professori italiani non siano certo tra i più pagati del vecchio Continente, un simile divario non può che allertare e preoccupare.

Per quanto poi concerne gli studenti, i risultati negativi sono sotto gli occhi di tutti, con Turri che ricorda che sapendo di essere pagati solamente per le ore svolte in cattedra, molti docenti mettono un limite ai tesisti, e altri dicono di non avere tempo per seguirli…

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