Università, il governo britannico vuole indagare sulla salute mentale degli studenti

Il governo britannico ha emesso un ultimatum ai vice-cancellieri relativo alla salute mentale degli studenti, avvertendoli che non è sufficiente suggerire che l’università si occupi dell’istruzione accademica dei giovani e nient’altro.

In particolar modo, il ministro dell’università, Sam Gyimah, ha domandato ai vice-cancellieri di dare la priorità alla salute mentale degli studenti: annunciando i piani per un nuovo accordo sul benessere psicologico degli studenti, infatti, Gyimah ha dichiarato che “ci sono alcuni vice-cancellieri che pensano che l’università solo l’educazione, e che la salute mentale sia un extra che non devono affrontare. Ebbene, non possono fare così. La salute mentale degli studenti non può essere qualcosa che appartiene al “dipartimento di benessere” delle università. Richiede una leadership sostenuta e seria dall’alto”.

In particolar modo, una delle misure-chiave ora in esame è domandare agli studenti se vogliono optare per un sistema di allerta che autorizza la loro università a contattare i genitori in caso di emergenza se si trovano in una situazione di difficoltà o affaticamento mentale, ad un certo punto dei loro studi.

Finora, infatti, le università non sono state in grado di condividere le informazioni private di uno studente a causa delle restrizioni sulla protezione dei dati. Tuttavia, i genitori di molti studenti che si sono uccisi per lo stress da studio si sono lamentati proprio dell’essere tenuti all’oscuro della malattia del loro figlio quando avrebbero potuto essere d’aiuto.

Secondo lo schema proposto, delineato da Gyimah, agli studenti che arrivano alla prima settimana di università verrà domandato se intendono aderire al sistema nominando un familiare o un amico da contattare in caso di gravi problemi di salute mentale. Il ministro ha dichiarato che l’adesione sarebbe del tutto volontaria e che gli studenti avrebbero il diritto di modificare le loro preferenze in un secondo momento.

James Murray, il cui figlio Ben si è suicidato il mese scorso durante il suo primo anno all’università di Bristol, ha accolto con favore l’intervento del ministro. “Sento che questo è un punto di svolta. Sono entusiasta che Sam Gyimah abbia deciso che questo è qualcosa che potrebbe aiutare a salvare la vita degli altri ed evitare la situazione che abbiamo vissuto con Ben” – ha detto Murray.

Negli ultimi anni le università hanno registrato un’impennata della domanda di servizi di consulenza, con almeno uno studente su quattro che sta usufruendo o ha richiesto l’accesso ad appositi servizi di supporto.

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