Migliori università al mondo, solo due italiane tra le prime 200!

Brutte notizie (ma tutt’altro che inattese) per le università italiane. Stando a quanto afferma la classifica THE, infatti, solamente Sant’Anna e Normale possono salvare l’onore all’Italia, posizionandosi all’interno della classifica delle migliori 200 università al mondo quali uniche italiane.

Andando con maggior ordine – e anche questo non è una sorpresa – nella top ten troviamo prepotentemente le più celebrate università del Regno Unito e degli Stati Uniti, con il primo che vince la competizione piazzando Oxford come medaglia d’oro e Cambridge come medaglia d’argento a Cambridge (che sale di tre posizioni). Si deve accontentare del gradino più basso del podio il California Institute of Technology, appaiato a Stanford. Seguono le immancabili Mit, Harvard, Princeton, Imperial College di Londra, l’Università di Chicago e il Politecnico di Zurigo.

Passando alle italiane, le brutte notizie si sprecano. Non c’è nessun ateneo tricolore nelle prime cento, e la prima università che troviamo in classifica è la Scuola Superiore Sant’Anna (al 155 posto!), davanti alla Scuola Normale Superiore. Magra consolazione: nella lista dei primi mille atenei al mondo quelli italiani sono però 39 in più rispetto allo scorso anno, con un segnale che forse qualcosa si sta muovendo nell’offerta formativa di alto livello.

In ogni caso, come avviene per ciascun anno, anche in questo caso il World University Rankings 2018 pubblicato dalla rivista inglese specializzata nell’analisi e nella valutazione degli atenei Times Higher Education, ha generato una evidente scia di polemiche da parte del mondo non anglosassoni, che contesta i principi con cui sarebbe stata costruita la classifica. In particolare, come fa notare il sito Roars (con dichiarazioni che in Italia sono state riportate dal quotidiano Il Corriere della Sera, “per Times Higher Education la quinta università italiana è la Libera Università di Bolzano, che batte atenei come il Politecnico e la Statale di Milano, la Sapienza di Roma e l’Università di Padova, per citarne solo alcune”, con Bolzano che riesce a conquistare posizioni grazie principalmente all’indicatore delle citazioni che, secondo gli addetti ai lavori, rappresenta però proprio la principale debolezza metodologica della classifica THE, “la stessa debolezza – si legge ancora – che agli esordi della classifica nel 2010 aveva portato Alessandria di Egitto al quarto posto assoluto, davanti a Harvard e Stanford nella classifica dell’impatto e al 147-esimo posto nella classifica generale. Il tutto grazie ad un professore egiziano che pubblicava centinaia di lavori sulla rivista (edita da Elsevier) che dirigeva lui stesso”…

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