Quanti studenti ha perso l’Università italiana?

Negli ultimi giorni il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, ha fornito una statistica molto preoccupante sull’emorragia di studenti da parte delle Università italiane, affermando che sono 65 mila i ragazzi e le ragazze che negli ultimi 10 anni hanno smesso di iscriversi perché non se lo possono più permettere.

Ma è davvero così? A fare un bel fact-checking è stata l’Agi, che ha verificato l’attendibilità di questa affermazione sulla base dei dati del servizio statistico del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur). Sulla base di tali dati, emerge come gli immatricolati nelle lauree triennali e a ciclo unico erano 305.847 nell’anno accademico 2006/2007, mentre nell’anno accademico 2016/2017 le nuove matricole sono state pari a 289.930.

Dunque, sulla base dei dati ministeriali, emerge come la differenza sia in realtà pari a 15.917 matricole, molte di meno rispetto a quelle citate da Fratoianni.

Ma da dove nasce un simile errore? Probabilmente lo sbaglio del segretario di Sinistra Italiana è originato dal fare riferimento a un dato non più aggiornato, visto e considerato che nell’anno accademico 2004/2005 gli iscritti furono effettivamente 332.628, e dieci anni dopo, nell’anno 2014/2015, erano scesi a 270.510, cioè 62.118, quasi i 65 mila citati da Fratoianni.

Guardando ai dati delle immatricolazioni, emerge quindi che dopo un decennio di calo costante, gli ultimi tre anni hanno visto una ripresa delle iscrizioni. Gli immatricolati sono infatti scesi dai 332.703 del 2003/2004 fino ai 252.457 del 2013/2014, con un brusco calo avvenuto inizialmente tra il 2005 e il 2007, quando si scese quasi a 300 mila matricole, e un secondo capitò tra il 2010 e il 2014, quando si passò da 290 mila matricole a poco più di 250 mila.

Nel 2014/2015 è dunque arrivato un primo segnale di ripresa, con le immatricolazioni che sono risalite a 270 mila unità, e nell’anno accademico successivo si è toccata quota 276 mila unità, e nel 2016/2017 appunto quasi 290 mila unità, per un livello che non veniva mai toccato dal 2010.

Il periodo di calo è poi confermato anche da un altro indicatore, quello della percentuale di diplomati che decide di iscriversi all’Università; secondo l’Istat, nel 2008/2009 la percentuale di diplomati che si iscriveva all’Università era il 60,1% mentre sei anni dopo, nel 2013/2014, era sceso al 49,8%, con un differenziale di più di dieci punti di diminuzione. Nel 2014/2015, ultimo dato disponibile, si è infine registrato un ulteriore calo della percentuale, a 49,1 punti.

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