Generazione Erasmus: yes or no?

1 unistudenti.itErasmo da Rotterdam, tra il XV e il XVI secolo, viaggiò per l’Europa per cercare di comprendere le differenze culturali dei paesi del continente.

Quasi quattrocento anni dopo (nel 1969), la pedagogista italiana Sofia Corradi, su esempio di Erasmus, proponeva un progetto educativo internazionale che avrebbe portato gli studenti europei a spostarsi da una nazione all’altra per motivi di studio. Questo progetto ha avuto un grande successo in tutta Europa e ancora oggi raccoglie un numero sempre crescente di adesioni.

Nel 2016 sono stati circa 30mila gli studenti italiani partiti per l’estero e circa 20mila sono stati i giovani stranieri ospitati dal nostro paese, soprattutto in città come Bologna, Roma, Padova, Milano e Firenze. Si stima che ci siano circa 9 milioni di persone in movimento nel continente. Le destinazioni predilette dagli italiani sono Spagna, Francia, Germania, Regno Unito e Portogallo. Solitamente, il periodo trascorso all’estero è di 6 mesi.

Sono molte le università in Italia e all’estero che offrono quest’opportunità ai loro studenti. Non parliamo solo di università pubbliche, ma anche di private o di università telematiche come la UniCusano (se siete scettici, andate a dare un’occhiata al sito unicusano.it!). Questo a riprova del fatto che si tratta di un progetto interessante e molto utile che unisce giovani studenti di tutta Europa che, da qualche anno, vengono identificati con l’espressione “generazione Erasmus”.

C’è anche un film che racconta cosa significa essere uno studente all’estero: L’appartamento spagnolo (2002) scritto e diretto da Cédric Klapish. Protagonista è Xavier, ragazzo francese, che decide di fare un’esperienza di studio a Barcellona e si trova a condividere l’appartamento con altri ragazzi provenienti da Italia, Germania, Inghilterra, Belgio, Danimarca e Spagna. Una commedia piacevole e divertente che, oltre ad aver avuto ben due seguiti, è riuscita a raccontare che cosa significa davvero far parte del progetto Erasmus.

Lo studio Eis (Erasmus impact study), condotto nel 2014, ha rilevato che per chi partecipa al progetto Erasmus, il rischio di disoccupazione è molto più basso. Ma spostarsi per motivi di studio non aiuta soltanto a migliorare le competenze linguistiche e di apprendimento. L’obiettivo fondamentale di un’esperienza simile è quello di aprire la mente e di superare barriere e schemi mentali. Il mondo è un posto grande, vale la pena non solo conoscerlo, ma anche capire che ci sono punti di vista molteplici determinati non solo da caratteri e personalità, ma anche dalla cultura di appartenenza. Questo non deve essere visto come un limite, ma come un’opportunità! Accettare e superare le diversità è utile per relazionarsi al meglio e vivere in maniera più assertiva e pratica.

I giovani lo hanno capito. Nonostante le crescenti ondate di nazionalismo che interessano i vari paesi e che hanno portato alla Brexit, il senso della comunità europea sopravvive nell’entusiasmo di questi studenti che ogni anno viaggiano da un paese all’altro promuovendo il confronto di mentalità e l’integrazione delle differenze.

Il futuro è nelle mani delle nuove generazioni. Fin quando esse continueranno a essere ben disposte e aperte alle differenze culturali, c’è speranza.

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