Università, a Torino il corso per imparare la felicità

A Torino ha preso il via il corso per imparare a essere felici. Un particolare percorso di formazione e di esperienza, voluto da Luigi Cirio, coordinatore dell’indirizzo di laurea infermieristica all’Università piemontese, che andrà a coinvolgere 25 ragazzi e ragazze, futuri sanitari, i quali hanno scelto di percorrere questo laboratorio tenuto da un neuroscienziato – Andrea De Giorgio – per poter vivere tre giorni di full immersion tra meditazioni buddiste, abbracci, atti gentili e altre iniziative utili ad abituare la mente ad essere felice.

Come riportato dal Fatto Quotidiano, De Giorgio ritiene molto importante questo tipo di esperienza per i giovani studenti, considerato che “l’Italia è seria difficoltà anche dal punto di vista emotivo”, e di notare la presenza di una “società che è poco votata alla socializzazione reale”, spesso troppo concentrata sui social, ma non per questo portata verso gli altri. Insomma, l’evidenza è quella di relazioni di tipo superficiale, rapido, evanescente, mentre non si investe più tanto tempo per stare con gli amici.

“Le persone felici sono quelle che hanno una cerchia amichevole” – ha proseguito De Giorgio, rammentando che “un Paese depresso è un Paese solo”.

Sulla base di questi spunti, l’università torinese ha dunque deciso di scommettere su un filone di studi quasi unico a livello di atenei in Italia, considerato che non ci sono grandi altre esperienze alternative nel comparto. Peraltro, a Torino si vuole iniziare con i più grandi, gli studenti universitari, ma non è affatto escluso che altre iniziative possano rivolgersi alle generazioni che verranno.

Un corso che, come spiega infine De Giorgio, è più pratico che teorico. Bisogna fare in modo che la mente sia educata alla felicità, aggiunge. “La meditazione sarà uno strumento, sarà una delle pratiche che useremo per allineare corpo e mente. La meditazione in sé non è tutto. Le neuroscienze dimostrano che per essere felici bisogna rivolgersi all’esterno, fare atti di gentilezza. Vanno fatti non solo pensati: bisogna andare in giro a cercare occasioni per essere gentili” – afferma ancora il neuroscienziato sul quotidiano.

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