13 set

Rapporto OCSE: situazione preoccupante per i laureati italiani

Cronaca - L’Italia al penultimo posto seguita solo dalla Turchia

Rapporto OCSE: situazione preoccupante per i laureati italiani

Situazione alquanto preoccupante per l’Italia nel rapporto Ocse. Innanzitutto a destare preoccupazione è la percentuale dei laureati nel nostro Paese rispetto agli altri  Paesi che rientrano nello scenario dell’organizzazione.

 Infatti i  laureati italiani in percentuale sono solo al penultimo posto, insieme all’Austria seguita solo dalla Turchia. È solo il 21% dei laureati complessivi, sia quelli che riguardano le fasce di età 55-64 anni e di 25-34 anni. Un dato allarmante se pensiamo che la media europea è del 28% e quella OCSE è del 31%. La media poi scende ulteriormente se pensiamo che sono solo il 9% dei laureati che vengono da famiglie con un livello basso di istruzione, segnale che comunque è sempre complicato uscire da una sorta di “trappola sociale”.

Purtroppo non siamo messi meglio nella graduatoria dei laureati che hanno un’occupazione perché in 10 anni questa percentuale è scesa quasi del 4 %, passando dall'82% al 78%. Il ritardo italiano nella percentuale dei laureati sulla popolazione è anche dovuto all’assenza di corsi universitari di Tipo B, cioè di corsi professionali che per l’OCSE rappresenta il 17%dei laureati. Questo dipende anche da un livello basso in un rapporto funzionante tra mondo accademico e occupazione, che in termini percentuale è indicatiodall’OCSE con il 23%.

Il rapporto conferma poi la scarsità di risorse pubbliche destinate all’istruzione, in quanto sul totale del PIL è al 4,7% rispetto al 5,7% di media OCSE. Si evidenzia però un forte  aumento percentuale nel coinvolgimento dei privati nel finanziamento all’istruzione che in dieci anni è cresciuto del 77% circa.

Per Eric Charbonnier, il coordinatore del rapporto, il vero problema dell’Italia parte dalle fondamenta, e cioè dagli insegnanti. Hanno un’età “avanzata” rispetto ai colleghi degli altri paesi. Infatti la percentuale degli insegnanti al di sotto dei 30 anni è insignificante mentre per quelli ultracinquantenni si arriva ad una percentuale del 59,3 %, più della metà.

Di fronte a questa situazione bisogna solo riflettere e trovare delle soluzioni adeguate. Basta pensare a quanto è difficile accedere alla professione di insegnante in Italia e a quante spese devono provvedere le famiglie per far si che i propri figli abbiano un’educazione adeguata per comprendere come siano possibili tali risultati e dare una scossa a questa situazione soprattutto per ridare competitività all’istruzione italiana a livello europeo e mondiale.

[ 13/09/2012 - Marilù Cervone ]

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